• 02/08/2021

Dal marmo alle botti, nasce così il Birrificio del Forte

Da sempre l’Italia è il paese del vino, ma la birra si sta imponendo sempre di più nel panorama enogastronomico. Francesco Mancini, titolare del birrificio con sede a Pietrasanta, ci racconta come si produce una birra di qualità e perché piace tanto

Francesco Mancini, titolare del Birrificio del Forte – © Foto: Nucci

È la bevanda più antica del mondo, si stima che sia  nata circa 7000 anni fa. È fresca d’estate e, se con qualche grado in più, riscalda i cuori in inverno, ma soprattutto da sempre svolge impeccabilmente la sua funzione di lubrificante sociale. È la birra che ormai ha preso il largo e, nel Paese del vino, si sta imponendo con decisione a tutti i livelli. 

Francesco Mancini, consigliere di Unionbirrai (l’associazione dei piccoli birrifici indipendenti ndr) faceva il disegnatore del marmo fino a 10 anni fa, quando ha lasciato tutto per dedicarsi alla sua grande passione e fondare a Pietrasanta la sua azienda, il Birrificio del Forte

Cosa è successo al mercato della birra con la pandemia? 

«Ovviamente c’è stato un rallentamento inevitabile – spiega Mancini – dovuto alla chiusura dei locali, che sono i nostri veri clienti dal momento che produciamo birra che non vendiamo alla grande distribuzione. Tuttavia la birra è riuscita a imporsi come prodotto e si trova anche in alcune enoteche ormai». 

Che differenza c’è tra gli amanti della birra e del vino? 

«Sono due mondi che si intersecano per certi punti di vista perché è cambiata la percezione del prodotto. L’Italia è sempre stata Paese del vino, ma proprio per la nostra grande cultura enogastronomica, i birrifici sono riusciti a riprendere gli stili non nostri, esteri, e migliorarli, innovarli. In questo modo si sono create mode e tendenze che poi sono tornate anche nel Paese di origine. L’Italia ha dato una grande smossa al settore. Abbiamo creato un’evoluzione anche a livello mondiale con una nuova attenzione ai luppoli e alle nuove varietà. Ci stiamo evolvendo rapidamente». 

Che potenzialità ha dunque il mercato della birra per il futuro? 

«Il mercato della birra negli ultimi anni è esploso. C’è grande interesse attenzione a prodotti di qualità e c’è possibilità di crescita anche per una rinnovata maggiore attenzione verso ciò che mangiamo e beviamo». 

E come si determina la qualità di una birra? 

«Sicuramente l’approccio rispetto al prodotto, partendo dalla selezione delle materie prime senza scendere a compromessi. E poi i tempi sono fondamentali: ogni birra ha bisogno del suo tempo. Come piccoli artigiani possiamo avere più controllo del prodotto ma ci vuole anche più attenzione per non fare un prodotto con sbavature. Per troppi anni la birra è stata in mano all’industria che ha appiattito un prodotto che poi arrivava alla popolazione privo di emozioni. La vera anima della birra è in quei luoghi soprattutto dell’Europa dove i prodotti si trovano in luoghi specifici. Ricordo pub gestiti da 80enni dove si trovavano dei prodotti unici che poi sono andati persi insieme ai titolari dei locali. E questo è quello che in un certo senso ho voluto in parte riportare nel nostro birrificio dove produciamo una gamma composta da 4 linee: le 6 fondamentali, le 4 celebrative e le 3 delle Radici che che hanno un punto di contatto con il mondo enologico. Una infatti segue il processo di spumantizzazione, una è la birra santa sul procedimento del vin santo e l’altra è un distillato di birra. Qui c’è ricerca e innovazione». 

E l’Italia ha sufficienti materie prima per i mastri birrai? 

«Non ancora. I malti migliori vengono dal Belgio, Germania e Gran Bretagna mentre i luppoli anche dagli Stati Uniti o dall’Australia. Oggi c’è un grande movimento a livello nazionale per cercare di avere le nostre materie prime. La cultura della birra è cresciuta si sta creando la filiera, si iniziano a vedere le prime coltivazioni di luppolo, si stanno sviluppando le prime materie. Con Unionbirrai stiamo lavorando con le regioni per ottenere leggi regionali per avere delle filiere regionali per avere birre regionali al 100%». 


APPROFONDIMENTI

www.birrificiodelforte.it

Arianna Fisicaro

Giornalista - arianna.fisicaro@toscanaeconomy.it