• 20/01/2022

Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo

INTERVISTA A Valentino Mercati fondatore e presidente Aboca SpA

TOSCANA ECONOMY Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo
Valentino Mercati, fondatore e presidente Aboca SpA – ©
Foto: Nucci

Aboca SpA, è una realtà leader a livello nazionale e internazionale nel settore dell’agricoltura biologica e delle piante medicinali. Piccola multinazionale, fortemente improntata alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, caratterizzata da un’economia circolare, la cui produzione segue una filiera totalmente verticalizzata (dalla coltivazione della materia prima alla distribuzione dei prodotti), sviluppa prodotti per la salute 100% naturali: dispositivi medici e integratori che rispondono ai problemi di salute con un approccio basato sulla “Systems Medicine”, campo di studio interdisciplinare emergente che si basa su approcci e strumenti di biologia dei sistemi per risolvere i problemi biomedici

A Sansepolcro, sede di Aboca, nella stanza esagonale, che troneggia il palazzo storico ospitante il Museo delle Erbe – Aboca Museum, incontriamo Valentino Mercati, suo fondatore e presidente. Fra le tante cose, che caratterizzano l’azienda, vi è l’assoluta coerenza del progetto, valore guida del lavoro di tutti gli attori del sistema.

«Una delle prime regole è mantenere la promessa e viver bene, il cui obiettivo principale è la condivisione, che vuol dire mantenere dei rapporti con tutto il resto del sistema. Allora tutto questo diventa quella coerenza, che fa mantenere la promessa. Sono poche regole che sono sempre state alla base del mio successo economico – evidenzia Mercati – Mettere insieme le fondamenta e imparare da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo. Perché l’importante è non farsi scegliere, ma scegliere!».

Quindi essere coerenti significa anche essere fedeli a se stessi, a quella che è la propria visione. «Quello che pochi hanno, è il coraggio di essere se stessi, il coraggio di dire di no e di mantenere il chi sono – spiega il presidente – Nella mia esperienza posso dire che, anche se può far fatica, tuttavia, è virtuoso dire di no». E qui entra in gioco anche l’integrità morale. «Mancare di parola agli altri è un conto. Ma, mancare di parola a se stessi è grave. Come, ad esempio, una vita fatta per ‘avere’ piuttosto che per ‘essere’. Prima, l’essere!».

Oggi il gruppo Aboca si presenta come un ecosistema. Un’unità ecologica all’interno della quale vivono, coesistono e dialogano col mondo, la coltivazione, la ricerca, la produzione, le farmacie Apoteca Natura, la casa editrice, il museo, la biblioteca, etc.

«Tutto ha origine alla fine degli anni Settanta quando ho comprato l’azienda agricola che gestiva mio fratello. Un giorno, dentro alla cantina dell’azienda agricola, ho visto che c’era una tanica col segno della croce (pericolo). Si trattava del diserbo che veniva usato per non far crescere quell’erba che, altrimenti, avrebbe dovuto essere strappata a mano. Da lì mi informai e venne fuori che si trattava di pesticidi, che non erano biodegradabili e, quindi, erano altamente tossici – All’epoca questa sensibilità cominciava a farsi sentire – Gli anni Ottanta sono stati l’inizio di due fenomeni: primo, la biotecnologia, e poi, l’attenzione alla salute, cui mi sono aggrappato, per aprire questa azienda. La mia ipotesi, di Aboca, già aveva a che fare con tutto un discorso, che intendeva partire dal seme per arrivare a distribuire». 

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Erbe e salute nei secoli – © Foto: Nucci

Ed ecco la visione sistemica, che rimette al centro la consapevolezza del fatto che facciamo tutti parte di un unico “sistema”. L’idea di aver concepito un’azienda strutturata come una rete, con una visione che prende in considerazione l’organismo in quanto sistema complesso nel suo accoppiamento con l’ambiente. 

«Io sono partito sapendo che era complesso, che la vita è complessa. Infatti, io, fino a qualche anno fa, dentro l’azienda, facevo un paradosso dicendo noi standardizziamo il caos: si comincia a rendere scientifico il caos e a rendere scientifico il sistema. Questo lo dice oggi Fritjof Capra – fisico e teorico dei Sistemi di fama internazionale – e, a suo tempo, Leonardo Da Vinci, lo scienziato che per primo prese atto della complessità e che diceva ‘non posso capire i misteri nella natura’. Il fatto che oggi si possa capire cos’è l’uomo è perché noi siamo in dualità con la natura». 

E in tutto questo l’Epigenetica ha un ruolo determinante. Fattori ambientali come nutrizione, comportamento, stress e tossine possono influenzare l’assetto genico rimodellando i nostri epigenomi per tutta la vita in modo benefico o dannoso, tramite la metilazione del Dna, rendendolo più predisposto a sviluppare determinate patologie. 

«Oggi grazie a determinate tecniche possiamo dimostrare e misurare quelli che sono gli influssi epigenetici che derivano da una serie di forze. Basti pensare anche all’attrazione terrestre e a quelli che sono i cicli lunari, al cambiamento dell’aria. E, soprattutto, a tutte le interferenze che subiamo, come ad esempio l’influenza delle carni sul nostro sistema. Per cui quando mangiamo delle carni, mangiamo dei mostri, di cui oggi nessuno parla».  

Questo studio delle sostanze naturali complesse per la salute dell’uomo è, necessariamente, legato ad un “concetto di vita”. Tale concetto s’inserisce in un nuovo paradigma, che richiede di andare oltre un riduzionismo di sorta. Approccio che prevede, nel caso di un fenomeno biologico, che lo si possa spiegare – riducendolo – a nient’altro che a delle molecole e alle loro interazioni. 

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Il percorso interattivo Aboca Experience illustra la ricerca scientifica che viene svolta da oltre 100 ricercatori Aboca – © Foto: Aboca Experience – DotDotDot

«Da Paracelso in poi, non si è cercato di riequilibrare un organismo perturbato, ma di intervenire su delle malattie con delle sostanze sempre più artificializzate e potenti allo scopo di curare il sintomo. Però, facendo questo, se l’organismo è squilibrato ed emette un sintomo, un proprio segnale di allarme, allora bloccare quel sintomo, curandolo, significa andare incontro ad una serie di malattie cronico-degenerative. Perché, in quel modo, non si riequilibra l’organismo. Pertanto, oggi siamo in una fase in cui, ogni volta che ci curiamo, cambiamo il nostro metabolismo e ci squilibriamo. Il nostro lavoro, quello di Aboca, è quello di eliminare il sintomo riequilibrando l’organismo». 

La visione antropocentrica vede come l’uomo, nel corso dei suoi 3 mila anni di storia, si sia progressivamente emancipato nel suo rapporto con la natura cercando di controllarla sempre di più. 

«C’è una rimozione da parte di tutte le società del mondo, rimandando al domani. Gli ebrei sostengono che noi dovremmo elevarci a Dio. Ma se, per far questo, diventiamo artificiali, non siamo più nessuno! Una cosa che si può fare è passare dall’artificialità al sistema. Aboca può dimostrare che si può fare. Per operare sui sistemi complessi, occorrono sostanze complesse. E la natura fornisce sostanze complesse. Poi, per conoscerle, non è così semplice, però lo si può fare».  

Tuttavia, per poter brevettare una sostanza naturale, bisogna trasformarla in sostanza artificiale. 

«L’Ogm (Organismo geneticamente modificato) esiste perché è brevettabile. Chiunque fa ricerca, sa che gli danno i soldi se brevetta. Anche Aboca, non in funzione dell’artificialità, brevetta i processi per utilizzare il naturale. Non si conosce sostanza artificiale che sia biodegradabile». 

L’uomo non può vivere senza la natura ma la natura sì. 

«Ma non si capisce che l’uomo è natura. Oggi quando io parlo a degli imprenditori dico loro che sono degli stupidi. Io posso dimostrare che la via dei soldi non è l’artificialità, ma è il naturale. Questo perché c’è la condivisione: se io riesco a dire che la mia carne è allevata, mostrando come stanno bene gli animali, e la vendo al doppio io guadagno più di loro. Allora, a quel punto lì, mi sembra la strada che mi fa capire meglio». 

E se parliamo di placebo, per cui se io credo che quella sostanza possa darmi un beneficio, questa me lo dà. «Se partiamo da un discorso che siamo natura e il fatto della natura ha a che fare col fatto che la natura si autoripara, l’80% di tutte le medicine, con cui ci curiamo, potremmo non prenderle, ma basterebbe aspettare un’autoregolazione interna».

Siamo sistemi autopoietici, vale a dire, sistemi in grado di ridefinire continuamente se stessi, di sostenersi e riprodursi dal proprio interno. 

«Se sono malato mi metto a letto, mi riposo, mi riparo e mi passa. Sicché, l’effetto placebo entra in funzione, proprio per il fatto che noi ci auto ripariamo. Ma il fattore più importante è il tempo: molte malattie funzionali, che sono un’enormità, sono quelle in cui funziona il placebo per cui il fatto di assumere qualcosa, accelera probabilmente il tempo della guarigione. Perché uno che autoguarisce non se ne rende conto e dice ‘ora sto meglio!’. Dunque, quelle del placebo, sono delle forze interne, di autoconvincimento. Ad esempio, la prima cosa che si impara, da un libro di farmacologia, è che il 50% dei farmaci funziona con l’effetto placebo. E, a quel punto, si capisce che la confezione deve essere gradevole. Dopo di che, la mia bravura è metterci l’1% delle attività ottenendo un 51%, così ho vinto. E, dopo, l’effetto placebo è anche quello di far vedere l’entusiasmo che ci mettiamo e il fatto che ci crediamo. Vuol dire che, dentro questo marchio, ci sono quei valori. L’acquirente sente che dietro, c’è quel convincimento che funziona». 

A questo punto, merita chiedere al cavalier Mercati un’ultima riflessione. Un suggerimento che darebbe ad un imprenditore, qualora volesse avventurarsi nel biologico in modo “coerente”. Come, del resto, ha fatto lui stesso. Capire quale potrebbe essere il punto di equilibrio e quello di rottura fra, il riuscire, da un lato, a “sostenere” (economicamente, ambientalmente, socialmente) e a mantenere tutto il sistema azienda – Aboca è anche società benefit e cert. B corp® – ivi comprese le risorse umane che vi lavorano, e, dall’altro e, al tempo stesso, perseguire profitto, quindi, fare business. 

«Io credo che il punto dirimente sia l’ambito in cui si opera. Se partiamo da un discorso di valori, e il primo valore, non è “quant’è bello il naturale”, ma i vantaggi del naturale, bisogna far percepire quello. Qualunque cosa uno faccia, bisogna che diventi leader in quel prodotto, in quel posto in quella dimensione. Le dimensioni sono importantissime in funzione di un progetto che sia coerente. Aboca è partita prima a livello internazionale, perché avevo i soldi da investire. In ogni dimensione occorre metterci tante energie umane e soldi, più del normale, perché solo così mantengo la promessa. Occorre dimensionare: le energie, i soldi devono essere superiori a quelli ipotizzabili perché può capitare di sbagliare. In qualche modo, in ogni ambito, occorre trovare una dimensione a seconda delle proprie forze. E, dopo, li diventare vincente!». 

Il gruppo Aboca è un esempio vincente di assoluta coerenza, in cui anche la catena circolare della natura è rispettata. E la salute dell’uomo è sostenuta grazie all’equilibrio con la natura.


APPROFONDIMENTI

www.aboca.com

Carmen Cini