• 08/08/2022

Cultura e impresa

… nel dialogo la chiave del futuro

TOSCANA ECONOMY Cultura e impresa
Presidente Museo della Carta Paolo Carrara

INTERVISTA A Paolo Carrara e Massimiliano Bini rispettivamente presidente e direttore del Museo della Carta di Pescia

La cultura può creare impresa? Lo abbiamo chiesto a Paolo Carrara e Massimiliano Bini, rispettivamente presidente e direttore del Museo della Carta di Pescia, da cui nel 2018, dopo un anno di incubazione presso il Social Business Lab di Pistoia, è stata costituita l’Impresa Sociale Magnani Pescia Srl

Se si guardano i dati, quello cartario, è il distretto industriale toscano ad avere risentito meno della pandemia. Nel primo semestre 2020, il distretto della carta di Lucca, ha visto aumentare addirittura le esportazioni – +4,5% a 523 milioni di euro –  rispondendo agli aumentati bisogni d’igiene (e non solo) dei consumatori mondiali nella fase Covid. Ce lo conferma Paolo Carrara, imprenditore del settore cartario da oltre 30 anni e presidente del Museo della carta di Pescia, che abbiamo incontrato insieme a Massimiliano Bini, direttore del museo.

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Direttore Museo della Carta Bini Massimiliano

«Il settore carta è quello che ha impattato meno la crisi determinata dal Covid, anzi ci sono state delle linee produttive che hanno registrato un vero e proprio boom:

penso al cartone ondulato usato soprattutto nel settore degli imballaggi o la carta per uso sanitario di cui è aumentata esponenzialmente la domanda – ha evidenziato Carrara – altri hanno riconvertito la produzione con le mascherine ad esempio, che prima non venivano prodotte».
Il settore, dunque, non solo ha retto, ma sembrerebbe per così dire essersi quasi “avvantaggiato” dalla crisi. E probabilmente ha favorito quel cambiamento naturale verso il quale ci si stava, comunque, avviando. 


l’Italia da sempre ha un vantaggio strategico: adattabilità e capacità di venire fuori dai guai



«Sì, il Covid ha rappresentato un acceleratore di alcuni processi già in atto,  penso agli investimenti sulla sostenibilità (recupero degli scarti, riciclo, attenzione costante all’ambiente, utilizzo di cellulosa proveniente  da foreste correttamente gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici), una sempre maggior trasparenza, l’impiego di strumenti di comunicazione sempre più efficaci, la cultura come leva per creare impresa». Un esempio di come l’ordine degli addendi nel binomio impresa-cultura possa essere ribaltato è rappresentato proprio dall’Impresa sociale Magnani  la cui creazione è stata promossa proprio dal Museo della Carta di Pescia.  «Non a caso l’abbiamo battezzata una startup del XV secolo – ha sottolineato il direttore del Museo Massimiliano Bini –  dove il nuovo e vecchio coesistono e si rafforzano a vicenda.

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Un momento della lavorazione – © Foto: Irene Nucci


Il Museo, nel rispetto della propria missione e nell’ottica della salvaguardia di un patrimonio immateriale arricchitosi nei secoli, si è fatto  promotore dell’impresa grazie alla quale siamo tornati a fabbricare la carta a mano filigranata, realizzando un trasferimento di competenze e creando  nuovi posti di lavoro. Allo stesso tempo, l’Impresa ci consente di conservare in vita un patrimonio di antichi saperi  che altrimenti sarebbe andato perduto». Il progetto dell’Impresa sociale  ha preso avvio nel 2012 con l’obiettivo di utilizzare l’esperienza e il saper fare di mastri cartai, filigranisti e cucitrici, ormai in pensione, provenienti dalla più prestigiosa cartiera della Valleriana ovvero le Antiche Cartiere Magnani di Pescia, per formare giovani desiderosi di imparare i segreti della fabbricazione della carta a mano: un piano di salvaguardia e di trasmissione intergenerazionale di competenze e di saperi destinati altrimenti a disperdersi. «Nel nostro caso è stato il museo che ha dato origine all’impresa, a riprova che la cultura può essere utilizzata per creare ricchezza – ha aggiunto il presidente Carrara – con la cultura si mangia come dice qualcuno, è chiaro che non può sostiture l’apparato produttivo, ma può dare una mano sostanziale all’economia. Ecco perché i due settori devono dialogare tra loro, essere complementari, rafforzarsi a vicenda». E proprio in questa sinergia il direttore Massimiliano Bini vede l’orizzonte futuro. «La pandemia ci ha insegnato che mai come adesso è necessaria un’opera di mediazione, più aumenta la tecnologia più avremo bisogno di nuovo umanesimo, di filosofi. Il mondo in presenza non può essere trasformato nel mondo on line, ma quelli che oggi vengono considerati beni non essenziali come i musei, lo saranno sicuramente nel futuro, rappresentando i marchi culturali di interi territori, è già molto stretto il rapporto musei/impresa e il futuro è l’heritage marketing. Se la pandemia ha fatto sì che la digitalizzazione divenisse una necessità, domani sarà una virtù con un’offerta culturale ampliata e disponibile per pubblici in qualsiasi parte del modo». Quindi di fatto potremmo realmente riuscire a trasformare quest’enorme catastrofe in un’opportunità? La risposta è sì, per entrambi.
Il presidente Carrara ammette di avere una visione ottimista del futuro. «Il passato ce lo insegna, dalla crisi ci si risolleva sempre più forti.

Il mondo è cambiato tantissimo nell’ultimo anno, l’Italia da sempre ha un vantaggio strategico: adattabilità e capacità di venire fuori dai guai.


Ci sono anche dei fattori esogeni, nei confronti dei quali possiamo fare poco da soli, ma se adottassimo un minimo di ragionevolezza a livello globale e realizzassimo una cooperazione internazionale vera, fondata sul bene comune riusciremmo a risolvere molti problemi. Se piantassimo mille miliardi di alberi secondo un gruppo di ricercatori svizzeri potremo eliminare dall’atmosfera la metà della CO2 presente, ma se invece di farlo continuiamo a dar fuoco all’Amazzonia per coltivare la soia dove vogliamo andare?” Il futuro, dunque, è nelle nostre mani.

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Cucitura – © Foto: Michela Osteri

APPROFONDIMENTI

leggi l’articolo sul precedente imprenditore del mese
Vedi l’intervista a Massimiliano Bini

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it

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