• 17/08/2022

Con te ri-Partirò

Il 22 e 24 luglio torna nella splendida cornice naturale del Teatro del Silenzio, nelle colline di Lajatico, “Il mistero della bellezza”, spettacolo di respiro internazionale che vede protagonista il grande Andrea Bocelli. L’evento, prodotto da Vittorio Quattrone con la direzione artistica dell’architetto Alberto Bartalini, si celebrerà con 5 mila spettatori all’insegna di una ripartenza che inevitabilmente, oggi, ha il sapore di una rinascita

TOSCANA ECONOMY Con te ri-Partirò
Istallazione “People” di Alberto Bartalini – © Foto: per gentile concessione dell’Associazione Teatro del Silenzio

Una distesa di bandiere di tutti i Paesi del mondo. Sono animate dal vento, nel silenzio delle colline di Lajatico, sullo sfondo l’imponente Gabriel, l’uomo alato dell’artista Daniele Basso. Questa l’immagine che ha caratterizzato il Teatro del Silenzio nell’annus orribilis della pandemia, quel 2020 che ha visto saltare il tradizionale appuntamento col grande spettacolo dal vivo, che da sedici anni si rinnova in provincia di Pisa. Proprio nei giorni in cui era previsto il concerto, lo scorso anno, il maestro Andrea Bocelli si è esibito in una performance unica, poi trasmessa in video, sul suo palco en plein air, davanti ad una platea d’eccezione fatta di bandiere sventolanti, testimoni di un pubblico assente, ma idealmente presente. 

“People” – questo il nome dell’installazione –  nasceva  da un’idea dell’architetto Alberto Bartalini, direttore artistico del Teatro del Silenzio, per dare un messaggio di fiducia e positività, nella certezza della continuità, per il prossimo futuro. 

TOSCANA ECONOMY Con te ri-Partirò
Andrea Bocelli waiting for “Il Mistero della Bellezza 2021” – © Foto: per gentile concessione dell’Associazione Teatro del Silenzio

E il futuro è arrivato. Sul palcoscenico naturale, al centro del laghetto, protagonista è adesso la Clio dorada, dello scultore valenciano  Manolo Valdés, un volto di donna sovrastato da un groviglio di rami che si intrecciano a simboleggiare quel grande mistero che è la bellezza, il tema che caratterizza questa sedicesima edizione delle kermesse, scelto personalmente dal maestro Bocelli. Quale messaggio vuole trasmettere lo abbiamo domandato proprio al lui. «Credo che la bellezza sia il cuore della cultura che, in special modo in Italia, abbiamo sviluppato nei secoli – afferma –  Frequentarla e praticarla è importante sempre (ed oggi più che mai). La ricerca della bellezza è la mia principale ispirazione, è uno slancio che mi guida nel quotidiano dell’esistenza e dei rapporti interpersonali, così come nello studio e nella scelta del repertorio. L’arte e la bellezza – bellezza intesa come prodigio, laddove la vita esprime se stessa in armonia con il resto del creato – portano in sé un messaggio positivo, uno slancio solare verso il futuro. Ad ispirare il tema è anche la natura generosa e sorprendentemente bella che compone lo scenario del teatro del Silenzio, messaggera di bellezza, appunto, e di riflesso anche della bontà di Colui che tutto ciò ha creato».
La dimensione contemplativa, dunque, la capacità di ritrovarci intimamente con noi stessi.
Questo magnifico teatro immerso nella natura favorisce tutto ciò, può rappresentare nel futuro, reduci dalla pandemia, un modello da seguire per lo spettacolo dal vivo? Da replicare, magari,  anche in altri contesti?
«Ogni realtà ha le proprie specificità, non saprei dire se quella del Teatro del Silenzio sia una realtà replicabile in altri contesti – evidenzia Bocelli – Posso però testimoniare io stesso la magia che, ormai da quindici edizioni, puntualmente si ripete, in quella conca naturale che si trasforma per un giorno in arena colma di suoni, con per quinte i campi di grano e per tetto le stelle estive della mia amata campagna. Ogni volta è una festa e si percepisce una sana euforia, del tutto speciale, un entusiasmo – sia tra il pubblico, sia tra gli amici artisti che sono insieme a me sul palco – nel piacere della condivisione dell’arte». E c’è una grande attesa per questa festa, questa condivisione all’insegna di una ripartenza che inevitabilmente, oggi, ha il sapore di una rinascita.

Capienza ridotta del 50% e un rigido protocollo di sicurezza da rispettare, queste le prerogative richieste dalle istituzioni per lo svolgimento delle due serate del 22 e del 24 luglio.

La produzione ha dovuto attendere settimane col fiato sospeso la notizia dell’apertura dell’evento a 5 mila spettatori, numero sufficiente per predisporre l’evento visto che la macchina per allestire il Teatro del Silenzio è molto onerosa e costosa. Poi finalmente è arrivata. Si tratta di una notizia importante non solo per Lajatico, ma  per tutto lo spettacolo dal vivo, fermo da troppo tempo.

Cosa vuol dire ricominciare?

Lo abbiamo chiesto al produttore Vittorio Quattrone.
«Per qualsiasi attività, ricominciare è sicuramente un segnale di speranza e di rinascita. Possiamo finalmente ritornare a pensare ad futuro migliore, riabilitare i nostri progetti, riaprire le relazioni con il nostro pubblico che ogni volta ci fa vivere emozioni intense e sempre diverse.Non sarà facile, ma sarà bellissimo far ripartire la macchina organizzativa, le nostre idee e le nostre ambizioni».

Al di là delle circostanze determinate dall’emergenza sanitaria, alcuni settori della cultura in particolare l’arte e il teatro sono state eccessivamente e ingiustificatamente penalizzate negli ultimi mesi? Va ridisegnato il ruolo dei professionisti e delle maestranze della cultura?

«L’Arte è sicuramente il settore che secondo me è stato penalizzato oltremodo – sottolinea Quattrone – La non gestione e dei musei a delle aperture mirate, ad esempio, è stato un errore che abbiamo pagato tutti. La politica ha chiuso tutto per paura di sbagliare e questo ha penalizzato anche quelle attività che avrebbero potuto, anche se parzialmente, proseguire ed essere utili per l’animo e lo spirito delle persone. Perché l’Arte questo fa. Credo che più che ridisegnare le competenze e le attività dello spettacolo bisognerebbe incominciare a riconoscere un ruolo più importante a tutto il comparto spesso troppo sottovalutato e considerato come una mera forma ludica». Il rinascimento estetico ed etico che sembra essere alla base del progetto da cui si è originato il progetto Teatro del Silenzio, dunque, nel 2006,  può diventare un monito collettivo, da sottoporre a chi ha responsabilità istituzionali, affinché l‘industria della cultura il cui ruolo “ancillare” è stato reso manifesto nell’ultimo anno e mezzo, si appropri finalmente del ruolo che le è proprio dimostrando di potere generare non solo un indotto economico significativo per il territorio (e il teatro del silenzio ne è la prova) ma anche benessere collettivo a tutti i livelli? (perché la bellezza sarà anche un mistero, ma non è un mistero che ci fa stare bene). 
«La riscoperta della Bellezza è davvero la strada maestra per uscire da qualsiasi crisi etica? Basta affermarlo? Il rischio di una novella barbarie diventa ogni giorno più reale – non ha dubbi il direttore Alberto Bartalini –  Torna pressante l’Urlo di Munch. Rivolto a tutti, nessuno escluso. Un urlo drammatico e rabbioso. La desolazione prende alla gola se ci guardiamo attorno. Ma la speranza deve tornare a essere un sentimento forte, tale da vincere ogni tentennamento. Il vigore dell’Utopia può sconfiggere ogni dubbio: ragionevole o irragionevole. Necessita una vibrante scossa. Un rovente appello alla Fede nel Bello. Combattere con forza l’assuefazione al Brutto grazie alla dimensione estetica può davvero essere l’ancora di salvezza contro ogni decadenza. La ricerca della Bellezza è un’attività in cui entrano in gioco ragione e sentimento, pensiero e immaginazione, creatività e consapevolezza storica. E può consentire di per sé il ritorno al benessere collettivo, una strada che da tempo è stata abbandonata. La cosiddetta industria della cultura ne deve tenere assolutamente conto. Questa è una delle missioni del Teatro del Silenzio: contribuire alla ricerca del Bello per offrire nuovi orizzonti, per scoprire quegli spazi di fantasia, di realizzazione di sé, di donazione di sé che stanno oltre la linea dell’assuefazione e dell’indifferenza».

Il maestro Bocelli ha detto che il bello va sempre a braccetto col bene, c’è davvero una dimensione salvifica nella musica, nell’arte, nello spettacolo? La bellezza ci salverà? Riusciremo a scrollarci di dosso le brutture che questi due anni ci hanno lasciato?

«Quello musicale è un linguaggio universale, è uno strumento potente, una delle voci predilette dell’anima – conclude  Bocelli – La musica può educarci, può esprimere pace e fratellanza, aprirci il cuore e la mente. Può aiutarci a superare le difficoltà, può contribuire a renderci migliori. L’arte tutta è un dono del cielo atto alla promozione dello spirito. Dunque alla propagazione del bene. L’arte ha un ruolo vitale per tutti noi e penalizzarla è sempre un grave errore. Sono ottimista, sposo anch’io la massima dostoevskiana: “la bellezza salverà il mondo”. A ciascuno di noi, l’onere e l’onore di fare la propria parte, frequentando la bellezza, scegliendo sempre il bene e trasmettendo valori positivi».

APPROFONDIMENTI

www.teatrodelsilenzio.it
Scopri la ABF

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it

Leggi anche