• 20/04/2024

Competenze per una nuova impresa

 Competenze per una nuova impresa

Quale può essere il gioco da utilizzare come metafora della creazione di un’impresa? Il puzzle, nessun dubbio.

Nel percorso della nostra rubrica “Creare Impresa” si è partiti dall’idea generativa, per poi passare alle motivazioni attraverso le quali si compone una nuova azienda.  In presenza di una forte convinzione sull’opportunità di creare un’impresa vanno smarcati altri aspetti, non ultimo definire e ricognizzare le competenze necessarie.

A questo punto si apre un dibattito tra almeno due ben distinte correnti di pensiero. Con la prima, che potremmo definire “pragmatica”, si prende atto di possedere alcune abilità di fondo. Le stesse sono necessarie per avviare un’impresa, orientarne il percorso e creare i presupposti per una sana crescita e sviluppo.  Qualora non si disponessero ci si adopererà per acquisirle velocemente.

Con la seconda corrente di pensiero, che chiameremo “idealista”, l’imprenditore non intende  contaminare il suo pensiero con altre eventuali abilità, magari propedeutiche al buon funzionamento dell’azienda ma che, tuttavia, rischierebbero di deconcentrarlo dal suo core business.

Nel primo caso l’idea alla base dell’impresa si veste di competenze che la potranno veicolare verso un sereno sviluppo. Nell’altro caso si dovrà necessariamente dipendere da qualcun altro, con tutte le conseguenze del caso.

Non possiamo sottacere che, messo tutto sul piatto, le competenze abilitanti l’impresa si possono acquisire all’esterno. Non si potrà fare lo stesso riguardo all’idea con la quale si è gemmata la stessa impresa.

Quale potrà ritenersi la strategia vincente? Potremmo meccanicisticamente propendere per l’uno o l’altro comportamento? La questione non è di facile soluzione. Quando si avvia un’impresa, pur con tutte le assistenze del caso, che potremmo individuare in incubatori veri e propri, associazioni di categoria, consulenti vari, è quanto meno opportuno che l’imprenditore abbia acquisito almeno i primi rudimenti per condurre ed orientare la propria impresa.

E per “rudimenti” intendo non di certo la piena consapevolezza di tutti i fattori produttivi necessari, il totale greep sul mercato di riferimento, il pieno controllo di tutti i potenziali stakeholders. Ci potrebbe essere il tema dell’età dello stesso imprenditore, della preparazione scolastica, delle esperienze finora maturate e così via. E’, però, quanto meno opportuna una primordiale capacità di amalgamare i fattori produttivi necessari ed impostare una minima organizzazione che non disperda valore. Specie all’inizio si è soli, i problemi da risolvere sono numerosi e i margini economici conseguiti dovrebbero essere dirottati con priorità verso l’amplificazione del business.

Solo in un secondo momento si potranno liberare risorse per acquisire ulteriori competenze e diluire il proprio impegno.

Per quanto ovvio non si hanno regole uguali per tutte le nuove imprese. Tuttavia per ciascuna di esse l’inizio costituisce uno tra i periodi più delicati proprio per le incertezze che accompagnano la gestione e l’assenza di storicità dei comportamenti che il mero confronto con altre realtà non sempre riesce ad edulcorare.

A prescindere dalla tipologia di business non riterrei disdicevole se un imprenditore conoscesse le linee essenziali del diritto commerciale, del mercato di riferimento, sia in termini di acquisti che di potenziali vendite, e coltivasse le giuste relazioni con i più importanti stakeholders.  Per tutto il resto ci si potrà attrezzare rivolgendosi ad altri, fino a quando non si avrà possibilità di gestire il tutto al proprio interno, qualora si ritenga opportuno.

Un po’ di sana conoscenza non annacqua nessun tipo di idea, anzi rischia seriamente di catalizzarne la realizzabilità. Sta allo stesso imprenditore definire la pesatura tra idealismo e pragmatismo più adeguata al proprio modo di essere.

Umberto Alunni

Giornalista, consulente aziendale, motivatore, scrittore

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