• 19/01/2022

Bassa finanza. manuale di autodifesa del risparmiatore

Come sopravvivere nella selva oscura dei prodotti finanziari e prosperare

TOSCANA ECONOMY Bassa finanza. manuale di autodifesa del risparmiatore

Come funziona la finanza? Chiedetelo a tutti, chiedetelo a voi stessi, e la risposta sarà probabilmente la stessa: un grande punto interrogativo, per i più umili; un coacervo di tecnicismi per gli esperti, o presunti tali. Le notizie finanziarie in calce ai notiziari hanno il sapore delle formule arcaiche utilizzate in rituali esoterici, e le pubblicazioni di settore non sono da meno: l’impressione è di essere catapultati ai tempi in cui la messa era in latino e i fedeli si limitavano a ripetere quelle uniche formule scarne, e incomprensibili, che il loro orecchio riusciva ad afferrare. La finanza, però, non è solo ‘alta’, non è affare esclusivamente di banchieri e broker: riguarda soprattutto i piccoli investitori, la gente comune che nella Biblioteca di Babele del linguaggio bancario non riesce a rintracciare un solo tomo scritto in un idioma comprensibile. È possibile raccontare la realtà dei mercati e dell’ambiente bancario, discutere di titoli di stato e obbligazioni, di azioni, fondi di investimento, polizze e criptovalute in modo che anche i non iniziati al culto del Capitale possano acquisire conoscenze effettivamente spendibili?

A leggere l’ultimo libro di Giuseppe Cloza, sembrerebbe di sì. Con un passato in banca e un presente da consulente finanziario e blogger, Cloza ammette candidamente di non essere un economista. Personalmente dissento. Bassa finanza. Manuale di autodifesa del risparmiatore, pubblicato da Giunti-Demetra, è un romanzo sulla finanza e non un manuale, ma non per questo risulta meno attendibile e fondato. Scritto con uno stile brillante, che rivela notevoli doti istrioniche e oratorie, il volume guida il lettore attraverso un mondo fatto di caratteri bizzarri che in fondo siamo noi: la vecchina dai capelli azzurrini, il parente-bancario, il Googolino, i piccoli investitori simili a mandrie di gnu a rischio di estinzione. 

Il titolo è autoironico e in fondo ossimorico: la finanza autentica, quella che incide sulla vita dei risparmiatori e dei piccoli investitori, è la vera finanza, e per definizione è alta: non si tratta dei destini delle multinazionali e dei capitani di industria, ma della vita concreta di milioni di cittadini costretti, loro malgrado, a parlare la Neolingua di 1984 e sovente ammaliati da consulenti/consiglieri vittime dell’effetto Dunning-Kruger. L’alto, del resto, si fonda sempre sul basso e senza i piccoli non ci sarebbero nemmeno i grandi.  Forte della sua esperienza professionale e di una capacità narrativa maturata negli anni – La banca Bassotti del 2000 è il suo primo bestseller –, l’autore costruisce una trama avvincente che penetra nel vissuto degli italiani, come una satira sociale o una storia dal basso.

Bassa finanza, che raccoglie e dà corpo alle riflessioni maturate nel sito web dell’autore, non è un manuale per investitori improvvisati; non spiega come fare milioni in pochi minuti. Non è nemmeno una denuncia dei soprusi delle banche o una geremiade contro consulenti fraudolenti. Il suo scopo, alto, è fornire informazioni e creare consapevolezza in una realtà sconvolta dall’Armageddon del 2008 e in rapido mutamento. Nella selva, spesso oscura, delle lunghe file agli sportelli, dei discorsi da imbonitori dei funzionari, delle notizie sui trend del mercato prive di autorevolezza, l’autore, moderno Virgilio, conduce il lettore per mano: «Su tante cose ci impegniamo continuamente a imparare perché le riteniamo utili – scrive Cloza nella conclusione –. Le scelte su come impiegare i nostri risparmi dovrebbero meritare più tempo di quello che dedichiamo a imparare le nuove funzionalità dell’ultimo smartphone. Perché come dice Alvin Toffler: ‘Gli analfabeti del futuro non saranno quelli che non sanno leggere o scrivere, ma quelli che non sanno imparare, disimparare, e imparare di nuovo». 


APPROFONDIMENTI

Leggi l’articolo L’Economia “scienza umanissima” sul libro di Edoardo Nesi

Giorgio Scrofani

docente di Filosofia e Storia - giorgio.scrofani@toscanaeconomy.it