• 17/09/2021

Arezzo: cresce il numero di nuove imprese, trainate da quelle giovanili

 Arezzo: cresce il numero di nuove imprese, trainate da quelle giovanili

Marco Randellini, Segretario Generale della Camera di Commercio Arezzo Siena

I dati della Camera di Commercio Arezzo-Siena per il primo semestre 2021 evidenziano un chiaro aumento della natalità delle imprese. Le imprese artigiane continuano a soffrire.

Arezzo, 31 luglio 2021 – Nel primo semestre 2021 sono nate in provincia di Arezzo 1.054 nuove imprese, 212 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+25,2% in termini relativi). Le cessazioni, al contrario, si sono ridotte di 162 unità (-16,1%) fermandosi a quota 842. Dopo tre anni caratterizzati da un deciso segno negativo, nel 2021 il saldo fra iscrizioni e cessazioni torna decisamente in positivo (+212). È questa la sintesi dei dati elaborati e analizzati dalla Camera di Commercio Arezzo-Siena.

“I dati della demografia delle nostre imprese al 30 giugno 2021 – commenta Anna Lapini, vice presidente vicaria dell’Ente camerale – evidenziano una decisa ripresa della natalità da collegare a un miglioramento del clima di fiducia generale anche se permangono ancora elementi d’incertezza ancora legati all’andamento pandemico. Il miglioramento osservato non è però sufficiente a colmare le flessioni subite nei trimestri precedenti: a metà anno, infatti, si contavano in provincia di Arezzo 36.900 imprese, in diminuzione delle 0,7% rispetto alle 37.164 della metà del 2020. Se consideriamo anche le unità locali il numero sale a 44.961 unità.”

Imprese femminili

“Per quanto concerne le imprese femminili – prosegue Anna Lapini – a giugno 2021 erano 8.704 in provincia di Arezzo, in diminuzione dell’1% rispetto al 2020: si tratta di un andamento non molto dissimile da quello complessivo. I settori in cui le imprese femminili hanno maggiore rilevanza sono: le altre attività di servizi in cui rappresentano oltre la metà delle imprese del settore (58,9%), sanità e assistenza sociale (39,2%), i servizi di alloggio e ristorazione (31,7%)e istruzione (31,2%). Fra i principali settori, quelli che hanno contribuito a determinare il segno negativo della variazione rispetto al 2020 sono: agricoltura (-1,8%), manifatturiero (-0,9%), commercio (-1,4%), servizi di alloggio e ristorazione (-1,7%) mentre i settori che hanno permesso invece di limitare le perdite fanno praticamente tutti parte del terziario: attività finanziarie e assicurative (+5,5%), attività professionali e tecniche (+5,3%), servizi informazione e comunicazione (+2,6%) e trasporti (+2%). Nel loro complesso quindi le imprese in rosa rappresentano il 23,6% del totale delle imprese aretine con una distribuzione più elevata nel commercio, in cui opera poco meno di una impresa femminile su quattro (2.007 imprese, 23% del totale), nell’agricoltura (1.678 imprese, 19% del totale) e nel manifatturiero (1.118 imprese, 12,8% del totale).”

Nuove attività e occupazione

“Registriamo nei primi sei mesi dell’anno – sottolinea Marco Randellini, Segretario Generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena – una dinamica delle aperture di nuove attività più in linea con il periodo pre-pandemia. Un segnale positivo che si accompagna però a elementi di più forte preoccupazione: un’evoluzione delle cancellazioni nettamente sotto la media degli ultimi anni e un dato fortemente negativo che interessa gli addetti delle imprese aretine. Il dato sulle cancellazioni, di per sé non certamente negativo, è, con molta probabilità, fortemente condizionato dalle misure di sostegno messe in campo in questi mesi dal governo nazionale. Ciò ci porta a ipotizzare l’esistenza di una “platea nascosta” d’imprese che in circostanze diverse avrebbero già cessato l’attività. Più evidenti invece, sul fronte occupazionale, le ripercussioni delle difficoltà che hanno interessato le nostre aziende, nonostante le straordinarie misure di salvaguardia messe in campo nel corso dell’emergenza sanitaria ed economica. Diminuiscono infatti vistosamente sia gli addetti operanti nelle varie strutture delle imprese della provincia (-4,9%), che quelli delle varie localizzazioni aziendali presenti in provincia (-4,7%). Numeri che evidenziano come sia necessario un più forte consolidamento della ripresa economica in atto.”

Imprese giovanili

“Tornando all’analisi della demografia del primo semestre 2021 – prosegue Marco Randellini – erano 2.630 le imprese giovanili (imprese in cui la partecipazione di controllo e proprietà è detenuta in maggioranza da persone di età inferiore a 35 anni) con sede in provincia di Arezzo. Le imprese giovanili hanno confermato la loro grande vitalità: sono nate infatti nei primi sei mesi dell’anno 293 nuove aziende e ne sono state chiuse solo 68. Il bilancio a metà anno è quindi ampiamente positivo: +225 imprese. Il dato sembra contraddittorio rispetto alla diminuzione dello 0,5% registrata rispetto all’anno precedente: il motivo di questa discrepanza è da individuare nel fatto che la classe imprenditoriale è soggetta a un progressivo invecchiamento, ragione per cui i saldi positivi della demografia imprenditoriale giovanile non riescono a bilanciare i flussi negativi dovuti al passaggio degli imprenditori al di sopra della soglia dei 35 anni. I giovani forniscono comunque un contributo determinante alla natalità imprenditoriale visto che più di una nuova attività su quattro (28%) è costituita da under 35. Si tratta di un risultato di rilievo se si pensa che le imprese giovanili rappresentano soltanto il 7,1% delle 36.900 aziende che costituiscono il sistema imprenditoriale aretino.”

Imprese straniere

Per quanto riguarda le imprese straniere della provincia di Arezzo- conclude il Segretario Generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena – quelle cioè in cui la partecipazione di persone (titolari di carica o di quote societarie) non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%, nei primi sei mesi del 2021 risultano cresciute del 5,1%, arrivando a toccare quota 4.514. Circa una su tre (31,5%) opera nel settore delle costruzioni e più di una su cinque nel commercio (22,2%). Presenze significative anche nel manifatturiero (16,5%), nell’agricoltura (6,4%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (6,2%). Per meglio analizzare questo processo di continua crescita che va in senso contrario rispetto a quello degli imprenditori di nascita italiana, si possono esaminare i dati dei titolari di carica secondo la loro nazionalità. Innanzitutto, fra gli stranieri la crescita non è assolutamente omogenea: nel 2020 i soggetti extra-comunitari sono infatti cresciuti molto di più rispetto ai comunitari (+6,6% contro +2,2%). Fra i comunitari, tutte le principali nazionalità sono in aumento: a cominciare dalla nazionalità romena (che rappresenta circa il 69% dei comunitari) che nell’ultimo anno presenta una crescita del 2,8%, per proseguire con i tedeschi (+2,8%) e i francesi (+6%). In flessione, invece, britannici (-1,8%) e polacchi (-1,2%). Anche fra gli extra-comunitari crescono tutte le principali nazionalità, ma con passo molto diverso: spicca fra tutte la crescita dei nigeriani (+30,3%), dei pachistani (+8,2%) e degli albanesi (+7,5%) che costituiscono con il 16% la nazionalità di gran lunga più numerosa fra gli imprenditori extra-comunitari.”

Il quadro complessivo

Rispetto allo scorso anno sono aumentate dello 0,4% le imprese attive (136 unità) ma crescono dello 0,5% anche le inattive (13 unità). In diminuzione, invece, le imprese in scioglimento-liquidazione (-23,7%), quelle con procedure concorsuali aperte (-1,4%) e quelle sospese (-19%).

Le forme giuridiche

In termini numerici sono sempre le imprese individuali la forma giuridica numericamente più rilevante (19.278 unità), seguita da società di capitale (10.456 unità), società di persone (6.325 unità) e altre forme (841 unità). In termini relativi, tutte le tipologie di forma giuridica accusano delle flessioni: anche le società di capitale, che avevano sperimentato un percorso di crescita di lungo periodo, subiscono per la prima volta una battuta di arresto piuttosto evidente (-1,4%). Continua invece la tendenza al ridimensionamento per le società di persone (-1,3%). In lieve calo sia le imprese individuali che le altre forme (entrambe -0,2%).

I settori di attività

A livello di macro settori, si ha una dicotomia fra una buona parte del comparto dei servizi che comunque prosegue nella sua crescita e il resto dei settori che invece perdono terreno: parliamo in particolare di agricoltura (-1,5%), manifatturiero (-2,3%), commercio (-1,5%), trasporti (-3,2%), ma anche servizi di alloggio (-3,7%), attività immobiliari (-0,4%), istruzione (-1,4%) e Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (-0,2%).

All’interno del terziario aumenta il numero delle imprese di: servizi di informazione e comunicazione (+3,3%), attività finanziarie ed assicurative (+2,4%), attività professionali, scientifiche e tecniche (+4,4%), servizi di supporto alle imprese (+2,1%), sanità ed assistenza sociale (+1,1%), e altre attività dei servizi (+0,1%).

All’interno del comparto del commercio non ci sono eccezioni alla tendenza negativa evidenziata a livello aggregato: le imprese del commercio all’ingrosso-dettaglio-riparazione di veicoli diminuiscono dell’1,3%, quelle del commercio all’ingrosso-intermediari del commercio dell’1,5% ed, infine, si riducono dell’1,6% le imprese del commercio al dettaglio.

Il settore delle costruzioni, continua a evidenziare piccoli segnali di ripresa (+0,6%), probabilmente trainato da una domanda stimolata dai numerosi incentivi pubblici.All’interno del manifatturiero prevalgono i segni negativi: diminuiscono infatti le aziende delle industrie alimentari (-2%), del tessile (-6,6%), dell’abbigliamento (-1,8%) e della pelletteria-calzature (-3,7%), le industrie del legno (-3,6%), quelle dei prodotti di carta (-2,8%), stampa e riproduzione su supporti registrati (-5,3%), prodotti chimici (-2,3%), altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi (-4,4%), metallurgi (-1,9%), prodotti in metallo (-1,9%), l’elettronica (-4,3%), le apparecchiature elettriche (-2,8%), i macchinari (-3,4%), i mobili (-2,7%) e l’industria orafa (-2,8%).

Uniche eccezioni sono rappresentate dalle aziende di produzione delle bevande (+7,7%), quelle di produzione di articoli in gomma/plastica (+6,7%), quelle della fabbricazione di autoveicoli e rimorchi (+36,4%) e della fabbricazione di altri mezzi di trasporto (+18,2%).

Le imprese artigiane

Continua l’emorragia delle imprese artigiane: negli ultimi dodici mesi se ne sono perse altre 43, con una corrispondente variazione dello 0,4%.

Fonte: Camera di Commercio Arezzo-Siena

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Francesco Ugolini