• 18/04/2024

Albergo diffuso: come a casa, ma con i servizi di un hotel

 Albergo diffuso: come a casa, ma con i servizi di un hotel

Giancarlo Dall’Ara, presidente Associazione Nazionale Alberghi Diffusi

INTERVISTA A
Giancarlo Dall’Ara, presidente Associazione Nazionale Alberghi Diffusi

L’albergo diffuso è un modello ricettivo innovativo, che rivitalizza luoghi di prestigio, incentiva l’economia del territorio, favorisce la sostenibilità e la condivisione della tradizione ospitale italiana. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore: Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico e presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi

Pensate ad un classico albergo. Vi verrà in mente un edificio verticale, una sorta di condominio con all’interno il personale e i turisti. Ecco, allontanate per un attimo dalla mente questa immagine e pensate invece a edifici diversi che si sviluppano in modo orizzontale, con spazi in comune e servizi tipici delle strutture ricettive. Il tutto collocato all’interno di una comunità attiva, accogliente, pronta a raccontare il territorio, le tradizioni, le ricette e i prodotti locali.
Bene, avete ora davanti l’immagine di un albergo diffuso, caratterizzato da più costruzioni dislocate nello stesso borgo di pregio storico e paesaggistico. I turisti vi possono vivere un’esperienza territoriale completa, stando a contatto con i residenti, le loro abitudini, ma senza rinunciare ai classici servizi alberghieri, come la reception, la colazione al buffet o in camera, il servizio ristorante e la pulizia della stanza.
L’ albergo diffuso rivitalizza e ripopola luoghi dimenticati, creando anche opportunità di lavoro, grazie a nuove attività che sorgono sul territorio. Questo modello di ospitalità rappresenta un importante motore economico da non sottovalutare, per poter sfruttare al meglio le infinite risorse che una regione come la Toscana, e l’Italia tutta, possiede. Incentivare l’albergo diffuso contribuisce inoltre alla sostenibilità, andando a ristrutturare e valorizzare edifici già esistenti, senza costruirne di nuovi, con enormi benefici a livello ambientale.
L’albergo diffuso è nato in Carnia dopo il terremoto del 1976, al fine di usare le case e i borghi disabitati, ma ha iniziato a diffondersi concretamente solo durante gli anni ‘90. È un modello che va interpretato come una vera e propria “filosofia orizzontale dell’ospitalità”, così come lo definisce l’ideatore Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico e presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi.

Borgo Giusto, B&B
Borgo Giusto, B&B

Che presa ha avuto il modello di albergo diffuso nel nostro Paese?

«A giudicare da quanto è avvenuto negli ultimi anni bisogna riconoscere che il modello dell’albergo diffuso ha cambiato l’idea dell’ospitalità in molti borghi del nostro Paese. Il fatto che gran parte dei 1.791 comuni con meno di cinquemila abitanti (il 32,4% dei piccoli comuni del nostro paese), abbia presentato progetti per il Bando Borghi del PNRR, facendo riferimento all’idea dell’albergo diffuso, credo chiarisca bene i termini della questione. In Italia è passata l’idea che utilizzare case vuote per offrire servizi alberghieri agli ospiti sia una condizione di base per promuovere un borgo, e per avviare un percorso rigenerativo che crei occupazione e reddito, rispettando l’ambiente. Naturalmente il successo dell’albergo diffuso è legato anche al ritorno di interesse verso la natura e i piccoli centri».

 

Qual è la situazione oggi?

«Al momento in Italia operano 250 strutture riferibili al modello dell’albergo diffuso ma i progetti in corso sono molti di più. Inoltre, molte forme di ospitalità “innovative”, che nascono anche nelle grandi città o in campagna, prendono esplicitamente spunto dal modello dell’albergo diffuso. Dunque si tratta di un fenomeno che va oltre il numero degli AD effettivi. Abbiamo stimato che negli ultimi due anni siano stati pubblicati non meno di mille articoli sulla stampa, dedicati all’AD. Inoltre credo sia significativo sottolineare che l’albergo diffuso è oggi presente in tre continenti: oltre all’Europa (Svizzera, Croazia, Albania, Germania), ci sono AD in Asia, in particolare in Giappone, e in Africa, nel Ruanda; tutti con il nome in italiano. È dunque l’idea di una ospitalità “made in Italy” che funziona».

 

Reputa sufficiente la normativa vigente?

«Sono molto critico su parte delle normative regionali che sono state sinora un ostacolo per lo sviluppo degli alberghi diffusi e che, temo, lo saranno anche nei prossimi anni. I problemi sono tanti: non tutte le leggi regionali sono complete (ci sono regioni come la Lombardia che non hanno ancora i decreti attuativi), le norme non sono omogenee (vi sono regioni che confondono reti di case con l’albergo diffuso), né tutte le regioni prevedono le deroghe necessarie per far nascere camere e alberghi nel rispetto dell’architettura locale. Per non dire degli aspetti burocratici e dei tempi necessari per l’avvio delle imprese. C’è ancora molto da fare per semplificare le norme e tutelare così l’albergo diffuso e le imprese che hanno scommesso su questa formula ospitale».

Borgo di Porrona
Borgo di Porrona

Il settore turistico ha, secondo lei, recepito nella sua totalità e complessità la filosofia orizzontale dell’ospitalità e i vantaggi culturali, economici e ambientali che ne derivano?

«Decisamente no. Al di là della semplicità dell’idea (usare case per fare un albergo), la filosofia che regge il modello è più complessa, ma in assenza di quella filosofia l’albergo diffuso non è sostenibile, neppure economicamente. In altre parole, non si può gestire un Albergo Diffuso come se fosse un Resort, o un qualsiasi hotel allargato! L’obiettivo di trasformare lo stile di vita di un borgo in una proposta turistica non è semplice, ma è un aspetto distintivo di un progetto di AD, senza il quale l’Albergo Diffuso perde di attrattività. Così pure il coinvolgimento della comunità, la capacità di saper costruire proposte autentiche, la necessità di organizzare un clima accogliente in senso locale, la capacità di gestire due hall (una interna all’AD e l’altra nella piazza o nel vicolo) e di animare il borgo; più in generale una gestione non standard, come quella degli hotel verticali, e l’essere “motore di sviluppo” di un territorio sono requisiti del modello, esattamente come lo sono le case di sapore locale, che rappresentano l’aspetto visibile della proposta».

 

Come vede il futuro del turismo in Italia?

«Mi pare che questi anni di pandemia abbiano riportato in primo piano i “fondamentali” dell’esperienza turistica, e in particolare il bisogno di relazioni. E proprio sui fondamentali il nostro paese ha storicamente basato i propri successi. Se saremo capaci di diffondere una cultura turistica made in Italy, il futuro offrirà delle soddisfazioni a tutti, operatori turistici e residenti».

Castello di Gargonza
Castello di Gargonza

Irene Tempestini

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