• 20/04/2024

Accoglienza, espressione della propria identità

 Accoglienza, espressione della propria identità

Turismo e accoglienza del futuro daranno una seconda chance a tanti territori talvolta “dimenticati”. Parla Sabrina Busato, presidente della Federazione europea itinerari storici, culturali e turistici

Un tempo erano “solo” le strade dell’olio e del vino, poi è arrivata la Via Francigena e oggi la Toscana degli itinerari culturali offre nuove prospettive di sviluppo ai suoi territori, coniugando la salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico con una rinnovata fruibilità a vantaggio di un’economia sostenibile.

«È uno sguardo alle opportunità offerte da un’economia basata su agricoltura e accoglienza, un binomio che esprime il senso di una nuova prospettiva: valorizzare la propria identità per migliorare la qualità dell’accoglienza», dice Sabrina Busato, presidente della Federazione europea itinerari storici, culturali e turistici, organismo che opera per il recupero, lo sviluppo sostenibile e la promozione degli itinerari storici e le attività correlate alla loro tutela.

Quindi – per esempio – agricoltura a sostegno delle comunità locali, per la cura e la salvaguardia di ambiente e paesaggio, e per favorire la valorizzazione di prodotti locali e tipicità, qualificando le produzioni agroalimentari. «L’enogastronomia – conferma Busato – rappresenta il fiore all’occhiello dei territori e, proprio grazie alla nascita delle prime strade del vino e dell’olio, è nata l’esperienza degli itinerari per la promozione turistica territoriale».

Accoglienza, pertanto, come espressione della propria identità, per favorire il dialogo. «Sì, il turismo – dice Busato – diventa un veicolo per accrescere le relazioni sociali tra le comunità locali e i visitatori, in una interconnessione traslata anche nel digitale, ormai non più procrastinabile.

Itinerari che raccontano il passato, ma anche il presente e che hanno la prerogativa di portarci a vivere un approccio con il territorio a diverse velocità, dove l’interazione con i locali diventa un valore aggiunto e un rafforzamento della tipicità e dell’autenticità».

TOSCANA ECONOMY - Accoglienza, espressione della propria identità
Sabrina Busato, presidente della Federazione europea itinerari storici, culturali e turistici

Per la Toscana, l’esperienza – come detto – è partita grazie alla valorizzazione della Via Francigena, itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa, che ha avuto il merito di portare l’attenzione sulle opportunità di promozione culturale e turistica di alcuni territori, favorendo lo sviluppo di aree con una vocazione turistica fino ad allora bassa o assente.

«La Francigena – spiega Busato – ha avuto anche la capacità di stimolare l’emersione di altri itinerari di interesse locale o regionale, innescando un meccanismo di attenzione nelle collettività che si sono adoperate per far emergere un patrimonio culturale sopito tra borghi dimenticati e strade sterrate ricoperte dalla vegetazione. E la gente ha cominciato a percorrerle: a piedi, in bici e anche a cavallo».

Dai cammini religiosi agli itinerari storici, artistici ed enogastronomici. La ricchezza del patrimonio culturale toscano si riflette così in un tessuto di percorsi in grado di restituire un’offerta competitiva per il turismo slow che, dal termine della pandemia, sta crescendo in modo esponenziale, complice quella ritrovata voglia di stare all’aria aperta.

«Ci sono gli Itinerari Etruschi – dice ancora Busato – per scoprire luoghi e abitudini dei nostri antenati più misteriosi e affascinanti. L’antica Via dei Cavalleggeri, suggestivo sistema difensivo del Granducato di Toscana, che corre lungo la costa in un susseguirsi di paesaggi mozzafiato. L’Itinerario di San Francesco, per scoprire luoghi carichi di misticismo e spiritualità.

TOSCANA ECONOMY - Accoglienza, espressione della propria identità

E ancora la Romea Germanica, la Romea Strata, la Via del Volto Santo, per proseguire con gli itinerari religiosi fino ad arrivare alla Linea Gotica, un itinerario che ci racconta una pagina dolorosa della nostra storia, ad alta carica emotiva. L’elenco è lungo e si arricchisce ogni anno di nuovi temi che riportano alla luce piccoli grandi patrimoni identitari».

Un patrimonio che genera sostenibilità e che ha, peraltro, innescato la nascita di nuove opportunità di economia nei piccoli borghi, collegate all’accoglienza diffusa, piuttosto che alla ristorazione e ai servizi culturali e di assistenza ai visitatori. «Attività a contatto con la natura, sport – conferma la presidente della Federazione europea degli itinerari – che hanno coinvolto giovani desiderosi di ritrovare una dimensione di vita più sana.

Moltissimi i ragazzi che scelgono di fare le guide escursionistiche per accompagnare i visitatori in passeggiate a piedi, in bici o affiancandoli negli sport avventurosi, ma anche giovani che riscoprono l’agricoltura e grazie alle nuove tecnologie la trasformano in pura eccellenza.

Un modello di economia che si sviluppa insieme alle comunità locali, offrendo una seconda chance a luoghi dal sapore antico e scarse prospettive di sopravvivenza. Ma l’Italia è costituita per la stragrande maggioranza da questi territori e abbiamo scoperto che è proprio lì che si nascondono i nostri tesori più preziosi».

Sarà forse questa la visione da adottare per guardare al futuro? Ce lo auguriamo, per continuare a coltivare quel filo che ci tiene uniti al passato, con uno sguardo attento alle nostre comunità.

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David Meccoli

Giornalista tradizionale e digitale, esperto in relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa

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